/// STORIA DEL CONVENTO

Dopo un periodo di difficoltà dovuto al pesante governo genovese, la Versilia tornò ai fiorentini, con lodo di Leone X del 1513. Il governo di Firenze si impegnò nella valorizzazione delle risorse minerarie dando nuovo impulso all’escavazione dei marmi: lo stesso papa Leone X, delle famiglia de’ Medici, mandò Michelangelo Buonarroti a escavare marmi a Finocchiaia, Trambiserra e Monte Altissimo. Cosimo I, che succedette al duce Alessandro nel 1537, intensificò lo sfruttamento delle cave suddette.

A Pietrasanta la lavorazione artistica del marmo. Attiva anche durante le contrastate vicende politiche e militari del secolo XV, andava diffondendosi , teneva il passo con l’evoluzione della cultura umanistico-rinascimentale ed era apprezzata fuori della regione.

Gli interventi di Cosimo I inclusero la bonifica delle aree paludose e l’incivilimento della terra di Pietrasanta dove vie e piazze vennero fatte lastricare e dove le stesse magistrature cittadine vennero riformate.

A partire dal terzo decennio del XVI secolo Pietrasanta si avviava verso un nuovo periodo di prosperità e i Francescani si impegnarono nelle questue con la ferma volontà di costruire un nuovo convento.

Nel centro urbano funzionava ormai il monastero del Secondo Ordine, quello femminile di Santa Chiara,e questo dovette costituire uno stimolo ulteriore.

Nel 1523 i frati acquistarono il terreno fuori Porta Genovese, ma difficilmente i lavori iniziarono subito.

Nel 1526 i Francescani risiedevano ancora alla Stregaia, ma chiedevano un aiuto al Comune per fabbricare il nuovo convento, sottolineando nella richiesta come fosse sempre più pericoloso abitare nel conventino di S. Maria, poiché il dormitorio di quell’edificio presentava gravi lesioni.

Gli stessi frati però a quella data discutevano ancora dell’opportunità di trasferirsi in luogo Porta Genovese, poiché il terreno acquistato qualche anno prima risultava insalubre, per emanazione di densi vapori e infiltrazioni di acqua nel terreno. Padre Antonio Tognocchi nella sua “Historia Cronologica etc.” riferisce che “proprio per queste cause si procedette lentamente nella costruzione del convento”.

Al 1535 risalgono le prime testimonianze circa l’esistenza di un nucleo conventuale in zona fuori Porta Genovese.

Infatti in quella data le Cronache dell’epoca riportano il chiaro riferimento ad un Padre Antonio da Serravezza, testualmente annotando “Questo fu il primo guardiano e incominciò la prima fabbrica”.
Probabilmente in questa fase il convento non era ancora completato, ma i documenti ci confermano che nel 1535 i frati avevano già abbandonato il vecchio convento della Stregaia, come testimoniano le richieste di aiuto inviate ad Alessandro de’ Medici, duca di Firenze, motivate proprio dall’impossibilità da parte dei confratelli di permanere nell’antica sede.

Il nuovo convento fu disegnato dagli stessi frati secondo la lunghezza della chiesa alla quale venne appoggiato. Era disposto per due dormitori, uno sul lato verso monte e l’altro su quello verso Massa. Il quarto lato, verso il mare, era previsto aperto con un portico. L’edificio doveva accogliere dodici frati e qualche viandante, perché non stava, come quello di prima, lontano dai traffici, all’eremo della Stregaia, ma sulla via che portava da Roma all’alta Italia.

Padre Tognocchi riferisce che la pia comunità pietrasantese deu frati prima del 1540 aveva eretto la chiesa, piccola a forma di croce con cappelle da ambo i lati, sei riguardanti nella navata, più una a destra e un’altra a sinistra dell’altare maggiore, alle due estremità del presbiterio più grandi delle altre. Eretta ma lungi dall’essere finita.
I Francescani di Pietrasanta avevano disegnato piccolo anche il convento, che nel 1538 poteva disporre di una certa abitabilità dei dormitori grazie all’impegno di Fra Antonio da Serravezza, ma doveva attendere a lungo prima di ricevere l’ultima mano.

Del resto nelle Cronache ms., per molti anni, con ritmo che denuncia impazienza ed insoddisfazione, si legge di impegni e di lavori per portare a compimento i fabbricati. Rimane incerto l’anno del passaggio dei religiosi nel nuovo convento di fuori Porta Genovese. Le Cronache ms., come abbiamo già accennato, registrano che Fra Antonio da Serravezza fu il primo guardiano del nuovo convento e aggiungono che ebbe quell’incarico negli anni 1535, ’36 3 ’39.
E’ probabile, stante le diverse testimonianze, che la comunità dei frati abbia preso dimora nel nuovo convento proprio nel giro di quegli anni.
Peraltro si deve notare che gli elenchi dei guardiani reperibili presso i Francescani indicano i guardiani del nuovo “luogo” dal 1523, anno in cui fu acquistato il terreno fuori Porta Genovese.

Da allora, infatti, l’ente conventuale possedette un nuovo “luogo”, ma il fabbricato della sua sede sorse negli anni successivi con il ritmo che abbiamo visto.
Una volta stabilitisi nella nuova sede i frati continuarono ad impegnarsi per finire la loro chiesa.
Nel 1547 chiesero e ricevettero aiuto dallo stesso Comune per finire la loro chiesa, che restava incompleta per l’indigenza in cui versavano i confratelli.
Bisognò tuttavia aspettare mezzo secolo prima che la chiesa venisse consacrata il 4 gennaio 1597 dal Vescovo di Luni Sarzana, Giovan Battista Salvago, su licenza di quello di Lucca, Ordinario Diocesano del luogo.
Negli anni 1580-81 nel convento stavano dodici frati e così esiguo l’insediamento rimase fino al secondo decennio del secolo successivo.

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